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S. Croce e i pozzi da grano

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“La chiesa è citata per la prima volta nella Visita Pastorale del 1646 comeappartenente alla confraternita di S. Croce. venne costruita probabilmente nel corsodel XIV secolo ed aveva un orientamento opposto a quello odierno. La facciata dellachiesa si apriva al termine dell’asse viario principale del paese, l’attuale Via UmbertoI. Dell’antico ingresso ancora si conserva il portale, oggi murato, con arco a sestoacuto e due capitelli con decorazione a foglie stilizzate. intorno al 1785, durante ilavori di ricostruzione di S.Maria, la chiesa venne ampliata incorporandovi una casaadiacente. rilevata dal catasto gregoriano (1818), venne ulteriormente ampliata eristrutturata tra il 1872 e il 1907. La chiesa, a cui si accede tramite una piccolascalinata, ha una facciata di gusto neoclassico. nell’interno, ad aula unica con catinoabsidale, si conserva la venerata immagine della Madonna della Vittoria, che dal1894 si festeggia nell’ultima domenica di aprile con una messa solenne eprocessione”(P.E. URBANETTI - da il campanone, anno III, n. 1). La chiesa si affacciasu un luogo che fu di vitale importanza per molti secoli. come ci ricorda ALDOMORELLI (il campanone, anno IV - n. 1), infatti, “nel centro storico di Montaltoc’erano un’infnità di pozzi da grano. L’attuale piazza Felice Guglielmi, che fuintitolata al signore di Montalto nel 1893, prima di quell’anno si chiamava Pianodella Rocca e prima ancora Piazza dei Pozzi. Pozzi sono stati trovati in altre zone delcentro storico e anche nelle vicinanze del porto alla foce del Fiora. Avevano quasi laforma di un enorme fasco ed erano scavati nel tufo compatto che non lasciavapassare infltrazioni d’acqua.” Possiamo tentare di immaginare quale traffco dovevaanimare questa piazza nei periodi del raccolto, quali odori e rumori facevano dacornice alle assolate giornate estive. ecco cosa scrive padre Labat giunto qui in visita,nel 1711, accompagnando il potente cardinale Renato Imperiali (quello della Fontanadel Mascherone, per intenderci) e che li studiò attentamente: «Mi è stato detto chequando si apriva un pozzo ne usciva un vapore denso e un calore fortissimo. il granoera caldo senza essere umido e così ben conservato come se fosse stato un granaio».ed ora, l’ultima tappa della visita: il Castello.

S. Croce and the Grain Pits

 

“The church is cited for the frst time in the pastoral visit from 1646 as belonging tothe fraternity of S. Croce. It has been probably constructed in during the 14th centurywith an outlay opposite to the one it has today. The facade faced the end of theprincipal street of the city, today know as via Umberto I. The ancient entrance issealed bus still visible with a pointed arch and two capitals decorated with stylizedleaves. Around 1785, during the works of reconstruction of S.Maria assunta, thechurch was amplifed including an adjacent building. It is comprehended in thegregorian cadaster (1818) and then once more enlarged and altered between 1872and 1907. The church has a neoclassical facade, with a short stairway leading to theentrance. Inside, a single space with a half dome above the apse, the adored paintingof the Madonna of Victory is preserved. Since 1894 it is celebrated on the lastsunday of april with a High Mass and a procession” (P.E.Urbanetti – da Il Campanone,anno III, n.1).The church is situated in a place, which for many centuries was of vital importance.As recalled by Aldo Morelli (Il Campanone, anno IV, n.1), “in the center of Montaltothere were a huge number of grain pits. This plaza is know today as piazza FeliceGuglielmi, which was named after the owner of Montalto in 1893, before that datewas called plain of the castle and before that square of the pits. Pits have been found inother parts of the city and as well near the harbour at the estuary of the river Fiora.They resembled a similar form to an enormous bottle that was carved out from thecompact tuff, which impedes water infltrations.” We can try to imagine the traffc,which animated the square during the harvest season., which smells and soundsenframed the sunlit summer days. Here is what writes father Labat during his visit in1711, in company of the powerful cardinal Renato Imperiali (the one we learned ofat the fountain of the mask), studying them attentively: «I was told, that when youopen a pit a dense smoke would rise out of it together with an intense heat. Thegrain was hot without being humid and so well preserved as in a granary». And nowthe last stop of our visit: the castle.

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